Organizza tutti i preset che vuoi, non solo gli otto che ci stanno nell’ampli. Poi passa alla vista live e suonali, con pulsanti grandi abbastanza da premerli al buio. Nessun account, nessun server: la tua libreria resta nel tuo browser.
Cosa fa
Lo Spark 2 tiene otto preset alla volta, lo Spark NEO quattro. Tutto il resto — i suoni che hai costruito, quelli che ti servono solo per un pezzo, quelli che stai ancora provando — non ha un posto dove stare. Questo è quel posto.
Tutti i preset che vuoi, con nome, categorie, note e famiglia di suono.
Li legge dall’ampli, importa il preset_backup.zip dell’app
ufficiale, esporta e reimporta in JSON.
Rileggere la libreria dall’ampli non cancella mai il tuo lavoro: riconosce i preset e riscrive solo la parte sonora, lasciando intatti tag, note e ordine.
Una vista Live fatta per essere usata mentre suoni, non per catalogare: banchi da otto pulsanti grandi, un LED per riconoscere il suono a colpo d’occhio.
Un preset già caricato sull’ampli si attiva all’istante; uno che non c’è viene trasmesso per intero in circa un secondo.
Un editor della catena effetti che agisce sul suono che sta suonando: giri una manopola e l’ampli risponde.
Prima di aprirsi rilegge sempre lo stato vero dall’ampli, perché se hai toccato un pomello sul pannello la verità è lì e non nella libreria. Niente viene salvato finché non lo chiedi.
La vista live, in due banchi da quattro come i LED dell’ampli.
L’app al lavoro, in inglese. Si apre su YouTube.
Guida
Non c’è niente da installare e niente da registrare. Dall’ampli acceso alla prima libreria organizzata sono cinque minuti.
Il browser ti chiede quale apparecchio Bluetooth usare: scegli lo Spark 2, o «Spark NEO Control» se hai il NEO. Deve essere acceso e non collegato all’app ufficiale — un padrone alla volta. Se non lo trovi nell’elenco, il primo sospetto è quello.
Appena connesso comincia da solo a leggere i preset che hai caricato nell’ampli. Ci mette qualche secondo. Compaiono in alto, etichettati A1…B4 con i colori dei LED del pannello: rosso il banco A, verde il banco B. Sul NEO gli slot sono quattro, CH1…CH4, e l’app capisce da sola quale ampli ha davanti.
Se usi l’app ufficiale, esporta da lì il preset_backup.zip e
caricalo: entra tutta la tua collezione in un colpo. Altrimenti la libreria si
costruisce man mano, con «Leggi il suono corrente» ogni volta che trovi
qualcosa che ti piace.
Categorie per lo stile — il gruppo, il pezzo, il genere — e la famiglia (clean, drive, acoustic) che diventa il colore con cui riconosci il preset senza leggerlo. Le note servono per quello che scopri provando: quale assolo, quale accordatura, cosa abbassare quando il locale rimbomba.
Un banco è una scaletta: otto preset nell’ordine in cui ti servono. I banchi che inventi tu non toccano l’ampli — i preset si caricano al momento — quindi puoi farne quanti vuoi senza il rischio di sovrascrivere gli otto che ci sono dentro.
Dal menù del browser, «Installa app» (o «Aggiungi alla schermata Home»). Diventa un’icona, si apre a schermo intero e funziona offline: a un concerto la rete non c’è, e non deve servire.
Prima di cominciare
Questo progetto è nato per risolvere un problema mio e funziona sul mio ampli. Il protocollo dello Spark 2 non è documentato da nessuna parte: qui è stato ricostruito osservando, misurando e verificando sull’hardware. Alcune cose conviene saperle prima.
Da costruire
La vista live, staccata dal telefono. Un ESP32 prende i banchi dall’app via Bluetooth, se li tiene in memoria e poi è autonomo: si collega da solo allo Spark e cambia preset col piede. E adesso comanda anche il looper.
Il pedale al lavoro, in inglese. Si apre su YouTube.
Va con lo Spark 2 e con lo Spark NEO: se uno dei due è acceso lo riconosce e si collega da solo. Sul NEO cambiare preset è più lento — poco più di mezzo secondo contro un quinto — ma resta usabile.
Quattro footswitch per i suoni, il quinto per cambiare metà del banco senza toccare quello che sta suonando. Un LED rosso o verde dice quale suona, il display dice il nome.
I tasti banco girano fra gli slot dell’ampli, che cambiano all’istante, e fino a otto banchi mandati dall’app, che restano nel pedale anche a corrente staccata.
Il looper dello Spark 2 coi piedi: registra e sovraincidi, annulla e ripeti, suona, ferma, cancella. Battute da 1 a 16 o libere, e il tap tempo.
Prima di registrare conta quattro tempi col click, un LED batte il tempo, e sul display un anello si riempie battuta dopo battuta.
Due footswitch tenuti insieme, e diventa una pedaliera MIDI: Program Change per i preset, Control Change per gli effetti.
Via USB per il computer, in Bluetooth per l’iPad (BIAS FX).
Una cella 18650 dentro la scatola: circa 17 ore di uso, misurate. Suona anche mentre si ricarica dalla sua presa USB-C, e il display mostra quanta carica resta.
È costruito e suona. La guida spiega come rifarlo, pezzo per pezzo — componenti, schemi, montaggio, firmware — e come si usa.
La parte interessante è misurata, e non è la banda:
| Caricare un preset intero | Misurato |
|---|---|
| dal telefono, via Web Bluetooth | 1246 ms |
| dall’ESP32, chiedendo un intervallo di 7,5 ms | 326 ms |
| dall’ESP32, a regime | 178–215 ms |
Il secondo che ci mette il telefono sono sedici scambi di andata e ritorno con l’ampli. Web Bluetooth non lascia toccare l’intervallo di connessione; sull’ESP32 sì, ed è tutta la differenza.
Per chi sviluppa
Se sei arrivato qui cercando come si parla a uno Spark 2, questa è probabilmente la parte che ti serve. È tutta pubblica, sul repository, con le catture grezze e anche le strade che si sono rivelate chiuse — così nessuno le ripercorre.
0xFFC0, scrittura 0xFFC1 (solo
write without response), notifiche 0xFFC2.0x00 in coda: senza,
l’ampli risponde con un ack regolare e non applica niente.
Non sta in nessun’altra fonte, ed è una differenza dello Spark 2.Niente da installare, niente da registrare, niente da pagare.
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